Tutti parlano di cannabis tranne chi dovrebbe fare una legge


Non passa giorno senza che il coro di chi invoca la legalizzazione della cannabis aumenti. Solo negli ultimi giorni, grazie a un convegno sulla legalità organizzato a Napoli dall’associazione Not Dark Yet, e a Repubblica che ha ospitato vari interventi, Francesco Roberti, procuratore generale della Direzione Nazionale Antimafia, è tornato a invocare una regolamentazione legale, tramite la creazione di un monopolio di Stato, della produzione e vendita della cannabis in Italia.

Le parole di Roberti, già inviate al Parlamento durante le audizioni sul progetto di legge sulla cannabis legale l’estate scorsa, si inserivano in un dibattito rilanciato da Henry John Woodcock, sostituto procuratore presso il tribunale di Napoli, che sempre su Repubblica aveva manifestato il proprio favore per la legalizzazione della pianta.

Inoltre, il primo numero del mensile de il Fatto Quotidiano, Millennium, è stato pressoché interamente dedicato alle “droghe” con una cinquantina di pagine tutte sulla marihuana. Nessun giornale s’è preoccupato di scomodare i soliti Gasparri o Giovanardi ormai intenti a ripetere, come un disco rotto, solo ed esclusivamente visioni reazionarie e anti-scientifiche.

In particolare il Fatto s’è dato da molto da fare, nell’editoriale di presentazione della rivista si legge:

È giusto o sbagliato che la cannabis sia vietata? Per darvi gli strumenti necessari per decidere abbiamo fatto tanta strada: abbiamo percorso chilometri e chilometri lungo le vie dello spaccio dove si riforniscono i 12 milioni di italiani consumatori di cannabis abituali o saltuari. Abbiamo acquistato erba e hashish e l’abbiamo fatta analizzare. Abbiamo scoperto quanti pesticidi e fungicidi si fuma, assieme ai metalli pesanti, chi si rolla uno spinello. Ci siamo rivolti alla scienza per capire se ci sono rischi reali per i maggiorenni che a casa loro decidono di farsi una canna.

C’è chi dibatte, chi scrive, chi macina chilometri, chi mobilita le piazze con una proposta di legge d’iniziativa popolare, come l’Associazione Luca Coscioni e Radicali Italiani col sostegno di A Buon Diritto, Cild, Forum Droghe, Antigone, La PianTiamo, Società della Ragione, la Federazione dei Giovani Socialisti, gruppi di Giovani Democratici in giro per l’Italia, vari circoli Arci, il Coordinamento Nazionale dei grow-shop, il Canapa Info Point, Ascia, e Possibile a livello nazionale oltre che decine di consiglieri comunali di Sinistra Italiana, del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico nonché di liste civiche e indipendenti. C’è chi disobbedisce, come i Radicali Antonella Soldo e Marco Cappato o la solita Rita Bernardini e chi marcia per furmarsela in santa pace.

E chi dovrebbe fare le leggi?

Chi dovrebbe fare le leggi nicchia. Da una parte le Commissioni Giustizia e Affari Sociali della Camera hanno creato un “comitato ristretto” per trovare un compromesso che faccia tesoro di quanto discusso il 25 luglio 2016 e delle centinaia di emendamenti presentati, dall’altra gli uffici della Camera, a sei mesi dal deposito di firme e certificati di Legalizziamo! ancora non ha finito il conteggio.

Ultimo, ma sicuramente non ultimo, il ministro Andrea Orlando che, dopo aver impressionato le Nazioni unite all’Assemblea generale speciale sulle droghe dell’aprile 2016, nel rispondere a Goffredo De Marchis che su Repubblica il 6 maggio gli ha chiesto se condividesse la posizione pro-legalizzazione del procuratore Roberti ha risposto: “Venendo da una personalità che ha molto riflettuto bisogna prestare molta attenzione a un punto di vista così autorevole e valutare senza ideologie i pro e i contro”.

Una volta una risposta del genere sarebbe stata classificata come democristiana, oggi francamente non saprei…

Dopo che il 2016 ha finalmente segnato lo sdoganamento della legalizzazione della cannabis in tutto il mondo, a livello popolare quanto istituzionale, il 2017 ha riportato al centro delle priorità politiche i tatticismi pre-elettorali. E quando la politica riformatrice si “distrae” tornano le ombre del passato.

L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca creerà problemi agli stati che hanno legalizzato; qualche studio made in Usa mal comunicato inizia a insinuare che la legalizzazione, anche della cannabis terapeutica, non va nella direzione del contenimento dei fenomeno e dei suoi danni; le elezioni in mezza Europa hanno tolto dal tavolo proposte di ampia depenalizzazione usando spauracchi populistici o terroristici; la fine della XVII Legislatura in Italia rischia di seppellire un’altra riforma di libertà necessaria (anche all’erario) a un paese dove ormai il diritto penale la fa da padrone.

Possibile che a tutto ciò non esista soluzione al di fuori delle dinamiche post-democristiane sempre pronte a sacrificare riforme di libertà sull’altare dei patti tra partiti o fazioni politiche?

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Author: Marco Perduca