Se a Cannes non c'è nessun film italiano in concorso non è certo colpa dei francesi


Pensavate davvero che potessero esserci tanti film italiani in concorso ufficiale a Cannes? Pensavate davvero che nell’anno del Settantesimo anniversario del festival del cinema più importante al mondo, loro – “les Français” – potessero perder tempo dietro a film non proprio imperdibili come alcuni di quelli che qui – da queste parti – dove il cinema è tutto “una grande famiglia” e si fa “se conosci” e solo raramente “perché vali” – in tanti speravano potessero entrare nella selezione ufficiale?

Il festival sulla Croisette è l’unico ad essere meritocratico, dagli accrediti per i giornalisti (non basta scrivere per un quotidiano importante o lavorare per un tv di Stato: per il fatidico pass, devi dimostrare di aver parlato della kermesse negli anni precedenti con una certa regolarità e anche per questo, non tutti i pass sono uguali) ai film presentati, in concorso o meno.

Poi – e non è certo una cosa da poco – i francesi sono già presi dalle prossime elezioni presidenziali, divisi tra Jean-Luc Melenchon, Emmanuel Macron e Marine Le Pen: cosa volete che gliene importi del primo film italiano di Paolo Virzì – “The Leisure Seeker” (In viaggio contromano), con Donald Sutherland e Helen Mirren – visto che, tra l’altro, è stato già presente lo scorso anno con “La pazza gioia” e la loro (ma, soprattutto, nostra) amata attrice Valeria Bruni Tedeschi ha già avuto le attenzioni che meritava, nel mentre o dopo poco importa?

Come pensare, solo minimamente, che sarebbe potuto finire a Cannes il nuovo film dei fratelli Taviani“Una questione privata” – con Luca Marinelli protagonista, tratto dall’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio, quello che secondo Calvino “tutti gli scrittori della Resistenza avrebbero voluto scrivere” – vista la calda accoglienza che gli stessi hanno già avuto dalla “rivale” Berlinale, il Festival di Berlino? Fatevene una ragione: l’Italia non ci sarà al festival dei festival, così ha deciso la squadra capitanata da Thierry Fremaux. O meglio: ci sarà, ma non in concorso.

Ci sarà Sergio Castellitto col suo “Fortunata”– una storia della Roma periferica tratta dall’omonimo romanzo della moglie Margaret Mazzantini (che strano…) con Jasmine Trinca e Stefano Accorsi – e ci sarà l’esordiente in lungometraggio Annarita Zambrano con Aprés la guerre – un dramma che rielabora un passato criminale fra ideali politici e rimpianti storici, interpretata, fra gli altri, da Giuseppe Battiston – entrambi nella sezione “Un certain regard”. Probabilmente, poi, per la sezione “Cannes Classics” (a fine mese saranno presentati i film ospitati), ci sarà anche Anselma Dell’Olio con “La lucida follia”, un documentario su Marco Ferreri, vera star in Francia, di cui quest’anno ricorre il ventennale dalla scomparsa.

I francesi sono così: amano tutto ciò che è francese o che è legato alla Francia e sanno come esaltarlo e riconoscerne il valore, giusto o sbagliato che sia. Abbonderanno, come al solito, i film a strisce blu, bianche e rosse e tutto ciò che può riguardarci, se ci sarà (e ci sarà), è in qualche maniera legato a loro, ma degno della loro attenzione solo se vale davvero. Nulla quaestio.

Non è certo una cosa da poco se ci hanno voluti per il poster ufficiale in un anniversario così importante, con una splendida Claudia Cardinale, e non è scontato aver voluto che l’Italia ci sia tutti i giorni e tutte le sere a la montée des marches con la nostra Monica Bellucci, la madrina ufficiale, da loro amatissima, e non solo perché è stata la moglie di Vincent Cassel (anni fa, venne scelta anche per illuminare le decorazioni di Natale sugli ChampsÉlysées, a Parigi, un onore concesso, fino ad allora, solo ad attrici francesi e da anni è il volto nel mondo di Cartier e di Dior).

Cos’altro volevate di più? I film? Questo è vero, ma se nel panorama italiano non ci sono lungometraggi all’altezza di questo concorso, non potete e non dovete prendervela con i francesi. Almeno per una volta, smettetela di essere polemici, s’il vous plaît.

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Author: Giuseppe Fantasia