Miliardari ed eredità ai figli, da Ramsay a Sting ecco cosa lasciano i big. Lo piscologo: “Non conta solo la scelta, ma come la si spiega ai ragazzi”


Sting, Bill Gates, Warren Buffet: non c’è solo Gordon Ramsay a pensare che ai propri figli non si deve lasciare alcuna eredità in termini di denaro. Ha fatto parecchio discutere l’intervista del cinquantenne cuoco scozzese che ha ottenuto fortune milionarie dietro ai fornelli delle cucine pluristellate negli ultimi anni. Per i suoi quattro figli, come ha raccontato Ramsay al Telegraph, c’è solo la classe economy sull’aereo, una paghetta di 50 sterline a settimana, e al massimo una casa dove vivere quando saranno grandi. Il punto fermo che ha fatto scalpore rimane: nemmeno una briciola dei risparmi ottenuti in una vita lavorando fin dall’adolescenza in fuga da un padre alcolizzato.

“Chissà come avrà fatto Ramsay a comunicare questa scelta ai figli? Si sarà seduto a tavolino con loro spiegandogli i motivi di questa decisione e loro come l’avranno presa?”, racconta al FQMagazine lo psicologo clinico Stefano Becagli. “Perché attenzione, l’elemento costruttivo sta tutto nel dare una spiegazione alle proprie scelte. Non ci deve essere solo l’allontanamento materiale dal denaro raccontato da Ramsay nell’intervista, bisogna anche sforzarsi a far comprendere ai figli il posto che occupano i soldi nella vita. Gradualmente va spiegato a un bimbo piccolo che le risorse materiali non sono inesauribili, poi quando cresce fargli capire che arrivano dai genitori e dal loro lavoro”. “Ricordiamoci che Ramsay non dice di togliere il pane dalla bocca ai propri figli, ma che quelle 50 sterline, la cosiddetta paghetta deve bastare durante il tempo concordato”, – continua Becagli-, “Definire una somma significa responsabilizzare un ragazzo: se te la do la domenica e il lunedì l’hai finita devi attendere la domenica successiva per riaverla. Invito i genitori a condividere con i figli le proprie esperienze personali, di successi come di fallimenti, ma anche della passione che ha contribuito a raggiungere un determinato guadagno nel campo professionale; e soprattutto che quanto si possiede a livello materiale non è la condizione sufficiente e utile per sentirsi realizzati come esseri umani e come persone”.

La decisione dello chef di Hell’s Kitchen è stata presa nel recente passato anche da altri super ricchi del pianeta. Uno dei primi è stato Bill Gates: il 61enne fondatore della Microsoft che con un patrimonio di oltre 90 miliardi di dollari è tra gli uomini più ricchi al mondo. Recentemente durante la trasmissione tv This Morning Today ha affermato che lascerà la maggior parte dei suoi averi in beneficenza alla Bill and Melinda Gates Foundation, escludendo sostanzialmente dai propri depositi bancari Jennifer, Phoebe e Rory John: “Loro riceveranno un’ottima istruzione e abbastanza soldi da non avere difficoltà economiche, ma dovranno costruirsi la loro carriera. Dare ai ragazzi un’enorme somma di denaro non è fargli un favore. Distorcerebbe tutto quello che potrebbero fare, mentre stanno costruendo il loro percorso. Questo denaro è destinato ad aiutare le persone più povere. I nostri figli lo sanno, e ne vanno orgogliose. Hanno visto di persona i progetti che finanziamo”. Anche Warren Buffett, 65 miliardi di patrimonio, ha spiegato che per i suoi tre figli disporrà solo l’1% dei propri soldi: “Continuo a credere che una persona molto ricca debba lasciare ai figli una somma sufficiente per permettergli di fare qualcosa, non per permettergli di non fare niente”. Dello stesso avviso anche Sting che a Joseph, Kate, Bridget Michael, Jake, Eliot Pauline e alla sua goccia d’acqua a livello somatico Giacomo Sumner non lascerà il becco di un quattrino. “Non ho mai pensato di mettere da parte qualcosa, tipo un trust per i miei figli. Loro sanno che dovranno lavorare per vivere e in ogni caso non mi chiedono né si aspettano nulla, e questa è una cosa che apprezzo molto”, ha spiegato nel 2014 l’ex bassista dei Police.

Spesso poi si punta il dito sugli adolescenti, sulla loro reiterata necessità in questa epoca iperconsumistica di volere con sempre più frequenza, ad esempio, l’iPhone nuovo modello. Ma il problema in questo caso diventa soprattutto “il genitore bancomat”, colui che regala, elargisce basta che non lo si stressi più”, sottolinea Becagli. “Una decisione che mette in atto un circolo vizioso difficile da fermare. Per questo bisogna puntare sul ruolo e sulla responsabilità genitoriale. ‘Hai avuto l’iPhone nuovo l’anno scorso? Ora lo usi finché non si rompe”. Nel timore di dire di no, spesso il genitore bancomat riversa sui figli il proprio senso di colpa sulle cose che non si possono dare, sopperendo con oggetti materiali e denaro”. “Mi permetto di dare infine un paio di consigli”, conclude lo psicologo milanese. “Il primo è quello di far fare qualche lavoretto stagionale ai propri figli. Far seguire delle regole su un luogo di lavoro, l’orario da rispettare, il rapportarsi con le persone responsabilizza e struttura la personalità e permette di creare norme sociali di riferimento che ci porteremo dietro tutta la vita. Secondo: non badare troppo alla quantità dell’incontro e condivisione del tempo coi figli, ma alla qualità di quell’incontro. Anche se si ha materialmente poco tempo e al proprio bambino si legge una favoletta in 5 minuti, se ci si mette vera intensità e trasporto è sicuro che il figlio lo comprenderà e apprezzerà molto di più di un papà molto presente ma che sgrida sempre con sberle e rimbrotti. La qualità vince sempre sulla quantità”.

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Author: Davide Turrini