Il ribassista di Dortmund


Tra i profili psicopatologici del nuovo millennio mancava quello dell’attentatore contro il pullman del Borussia Dortmund, squadra della Bundesliga tedesca colpita poco prima della sua gara in Champions. Profilo che a quanto pare sfuggiva a tutti i clichè del terrore – e non sono pochi – finora conosciuti.

Non era infatti né terrorista islamico, né suprematista bianco o brigatista rosso, né uomo in crisi familiare o colpito da mobbing, né ultra’ impazzito, il 28enne di origine russe che ha innescato i tre ordigni dilaniando la fiancata del bus e ferendo alla mano il povero difensore Marc Bartra.

Nella sua mente non c’erano stati islamici da rivendicare né rivoluzioni pubbliche o private da far scattare, piuttosto un solido e antico obiettivo: intascarsi i soldi di una scommessa e godersi il bottino – 4 milioni di euro – in santa pace. Innegabilmente il metodo scelto non era per niente scontato: il giovane attentatore aveva scommesso sul crollo in Borsa del titolo del Borussia in seguito all’uccisione dei venti calciatori.

Aveva fatto quello che in gergo si definisce un’operazione da ribassista, ossia speculare sulla caduta del valore di un titolo, di una casa, di un Paese. Rispetto ai famigerati giocatori di Borsa, ci aveva messo del suo, accorciando la filiera. La sua Grande Scommessa fortunatamente prima è andata male, poi è stato beccato. Fatale, pare, una bistecca ordinata con troppa serenità nelle fasi concitate dell’attentato. Troppa fame per l’attentatore ribassista.

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Author: Stefano Baldolini