Essere gialloverdi porta in Abruzzo 59 mila voti in più alla Lega, 177 mila in meno a M5S


Sebbene oramai da molto tempo ogni competizione elettorale fa storia a sé in ragione dell’elevato grado di mobilità elettorale e della declinante identificazione partitica, unita a una crescente disaffezione nei confronti della politica, le elezioni regionali dell’Abruzzo rappresentano certamente un test di valore nazionale, senza ovviamente dimenticare alcune specificità locali.

Si conferma, per esempio, la crescita di una modalità di non voto, ovvero l’astensionista intermittente che si reca ai seggi solamente per le elezioni politiche. Rispetto alle elezioni politiche dello scorso anno, infatti, ci sono stati 143.000 votanti in meno, mentre in confronto alle regionali del 2014 (che si svolsero in concomitanza con le elezioni europeo) il calo è stato di 102.000 votanti.

A causa della diversa platea di aventi diritto al voto (negli elenchi degli elettori delle regionali sono iscritti d’ufficio anche gli italiani residenti all’estero che nelle politiche, invece, sono inseriti negli elenchi della circoscrizioni estero) l’unico confronto in percentuale corretto è, quindi, quello tra le regionali 2019 e quelle del 2014: – 8,5% (dal 61,56% al 53,11%).

In un quadro di “smobilitazione” elettorale, più che le percentuali, diventano utili i raffronti dei dati in valore assoluto che sono perfettamente confrontabili, però, soltanto per il livello delle coalizioni dal momento che la legge elettorale per le regionali permette di voto disgiunto o comunque solo per il candidato presidente.

I risultati finali delle regionali 2019 possono essere messi, con qualche accortezza, a confronto con le politiche 2018 e le precedenti regionali del 2014. Il centro-destra passa dai 202.000 voti del 2014 ai 270.000 del 2018 per arrivare ai 300.000 di domenica scorsa, con un trend di crescita costante e assai consistente se si considera che cinque anni fa la Lega Nord non si era presentata e nello stesso giorno alle europee aveva ottenuto un magro bottino dell’1,5%. Dal canto suo, il centro-sinistra che aveva vinto le regionali del 2014 con 320.000, era crollato alle politiche 2018 a 154.000 voti (Pd più alleati 134.000 e Leu 20.000) e con Legnini candidato Presidente risale a 195.000 voti, con un aumento di 41.000 consensi.

Il Movimento 5 Stelle, invece, era stato il trionfatore delle politiche dello scorso anno con 303.000 voti. In un anno perde ben oltre la metà dei voti (126.000 nelle regionali 2019 con una perdita di 177.000 consensi) e scende anche sotto il 2014 quando aveva ottenuto 148.000. In attesa di analisi puntuali sui flussi, è già possibile ipotizzare con questa analisi sui voti assoluti che i 177.000 voti in uscita dal Movimento 5 Stelle siano andati in larga maggioranza verso l’astensione e in quote minori al centro-destra (Lega) e al centro-sinistra (liste civiche).

Nella coalizione di centro-destra all’avanzata della Lega (circa 59.000 voti in più rispetto alle politiche 2018) fa da contro altare il dimezzamento dei consensi a Forza Italia (meno 56.000 circa), mentre Fratelli d’Italia, nonostante il traino del candidato Presidente crescono solo di 1.000 voti.

Confermano i voti anche i centristi dell’Udc (più 500 voti), mentre sono totalmente aggiuntivi rispetto al perimetro della coalizione delle politiche i 19.500 voti della lista “Azione Politica”. La presenza di una pluralità di liste civiche rende oggettivamente difficile l’analisi del comportamento elettorale all’interno del centro-sinistra, con il Pd che passa dai 108.500 voti del 2018 ai poco meno di 67.000 delle regionali 2019 e soprattutto ai 171.500 delle regionali 2014.

In definitiva, rispetto alle attese della vigilia, la vittoria del centro-destra è stata più ampia delle previsioni in termini percentuali, mentre la Lega conferma i sondaggi degli ultimi mesi che la vedono primo partito italiano, ampiamente sopra il 30%.

Dall’Abruzzo arriva un segnale positivo per i sostenitori di un centro-sinistra inclusivo e aperto sia al civismo sia alla sinistra oltre il Pd, mentre per quest’ultimo vengono confermati i problemi legati al logoramento del brand che si erano manifestati già lo scorso anno.

Per i Cinque stelle dall’Abruzzo arrivano, invece, brutte notizie perché anche la linea del Piave (il confronto omogeneo regionali con regionali) vede uno sfondamento (meno 22.000 voti con un calo dell,1,2 in percentuale) e non serve neppure più di tanto ricordare che nel 2014, nello stesso giorno il M5s aveva ottenuto il 29,7% alle europee e il 21,4% alle regionali a dimostrazione di una oggettiva difficoltà nelle consultazioni regionali a turno unico in ragione della scelta “isolazionista” e acoalizionale.

L’esperienza di governo, dunque, pare premiare la Lega e penalizzare il Movimento cinque stelle, mentre per la costruzione di un’alternativa progressista la strada appare ancora lunga, anche se qualche segnale al futuro segretario del Pd sulla direzione di marcia da seguire dall’Abruzzo è arrivato.

Leggi articolo completo…
Author: Federico Fornaro