Ambiente, dal Sudafrica modelli di sviluppo del territorio


Terra di cultura ma anche di contrasti e contraddizioni, il Sudafrica da qualche anno ha fatto del turismo naturalistico uno dei capisaldi della propria economia. Questo grazie, innanzitutto, alla prima riserva naturale residenziale del paese, sorta subito dopo la fine dell’apartheid.

Alla periferia di Pretoria, lungo le rive dei fiumi Pienaars e Boekenhoutspruit, sorge il “Dinokeng Game Reserve”. Meno di un’ora di macchina sia dalla capitale amministrativa che da Johannesburg, principale centro finanziario del Sudafrica, la riserva si estende per oltre 20mila ettari e annovera tra i suoi ospiti tutti i principali animali della savana: elefante, leone, leopardo, bufalo e rinoceronte.

Le prede più ambite nei safari, che però alla “Dinokeng Game Reserve” non sono più trofei da cacciare, ma semplici esemplari da immortalare in video e foto e conoscere più da vicino. Un motivo per cui la riserva “Dinokeng” oggi è in pieno sviluppo.

I lodge all’americana per ospitare i turisti si moltiplicano a vista d’occhio, le fattorie circondate da recinzioni ad alta tensione sparse per il parco da qualche tempo lasciano il posto a eco resort a cinque stelle costruiti con il minimo impatto.

Certo, il parco è ancora tagliato in due dall’autostrada continuamente battuta dai camion, un problema da risolvere e che richiederà ancora investimenti, tuttavia, lo spettacolo è assicurato, tra giraffe che attraversano la strada asfaltata con una certa naturalezza bloccando le auto, mandrie di bufali ed elefanti lungo le rive del fiume, sciacalli che rincorrono le zebre per poi virare contro le antilopi oppure i facoceri che nuotano nel fango rossastro tipico della sedimentazione Karoo.

Non solo, la “Dinokeng Game Reserve” è un vero e proprio paradiso per birdwatcher, con 300 specie diverse di uccelli da ammirare in religioso silenzio. Non mancano farfalle, tartarughe e serpenti. E poi le piante Balanites maughamii, Pappea capensis, Combretum hereroense, peltophorum africanum con i loro fiori gialli. Tutto questo e molto altro ancora è il Dinokeng – il luogo dei fiumi – dove non c’è il rischio di malaria. Poco lontano, appena fuori dall’ingresso, sorgono i centri abitati, la township e i villaggi delle popolazioni di lingua Tsonga, Ndebele e Tswana.

Piccole case in muratura o in lamiera lungo strade polverose di quella che era una delle aree più povere della regione, una zona industriale dove la riscoperta dell’artigianato produce uno sviluppo sostenibile. Il Dinokeng ha ufficialmente aperto le porte nel 2011 ma solo da un paio d’anni, grazie a un misto di investimenti privati e governativi, sono disponibili itinerari 24 ore su 24, aperti al pubblico, sia con mezzi propri che con la guida dei ranger a bordo di fuoristrada. Si paga all’uscita, ma la prima ora e mezzo è gratis.

Charl Pretorius, fondatore del lodge Kwalata e del primo campo estivo dove i ragazzi delle scuole partecipano a corsi di educazione ambientale all’interno della riserva, è il responsabile per le iniziative di sviluppo della comunità locale:

“La nostra ricetta è semplice, assistiamo nei vari passaggi lo sviluppo economico e culturale della comunità locale, attivando una collaborazione attiva e partecipata con la gente, migliorando le strutture e le capacità professionali. Il nostro obiettivo è convincere le persone a credere nei loro progetti. La sfida è migliorare il loro tenore di vita, creare posti di lavoro”.

E così in questi anni, a ridosso del Dinokeng, nella povertà della township sono sorte cooperative impegnate in vari settori: c’è un laboratorio artistico che produce manufatti artigianali della tradizione africana, ci sono asili infantili, un vasaio e un vivaio in piena espansione.

Il loro successo si intreccia con quello del parco, della sua flora e fauna. Nell’era della globalizzazione e dell’indifferenza, il leone fa vincere le start up, regalando a un mondo in crisi un nuovo modello di valorizzazione e sviluppo del territorio al quale ispirarsi.

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Author: Alfredo De Girolamo